mercoledì, 15 aprile 2009

"Preghiera, impegno immediato e preparazione al dopo-terremoto"

Carissimi Vicepresidenti GGGGGGGGGGiovani e carissimi Assistenti di Settore,
molti di Voi avranno appreso dal sito ufficiale di Azione Cattolica il comunicato stampa dell'8 aprile scorso dal titolo "Preghiera, impegno immediato e preparazione al dopo-terremoto", in cui la Presidenza nazionale di AC chiedeva alle associazioni parrocchiali e diocesane di tutto il Paese, e a ciascun socio, di farsi promotore e di adoperarsi a sostegno delle iniziative volte ad aiutare concretamente quanti sono stati colpiti dal sisma.
Già nelle prime ore successive al terremoto, il nostro delegato regionale ha preso contatti con quello dell’Azione Cattolica dell’Abruzzo-Molise, mostrando disponibilità e sostegno come Azione Cattolica di Puglia e in una e-mail inviata ai presidenti diocesani lo stesso suggeriva di tenere desta l'attenzione e di pensare eventualmente a momenti che potessero far sentire la nostra presenza ai fratelli e soci di AC dell'Abruzzo. Qualche giorno dopo, precisamente la mattina dei funerali delle vittime del terremoto, anche noi abbiamo preso contatti con l'incaricata regionale dell'Abruzzo-Molise nonchè consigliere nazionale del Settore Giovani, a cui abbiamo ridadito tale disponibilità! Nei giorni seguenti i contatti anche con il Centro Nazionale si sono moltiplicati soprattutto per avere chiarimenti sulle modalità d'intervento e sul come eventualmente organizzare le disponibilità pervenutaci da molti di Voi. Chiarimenti esplicitati definitivamente nel comunicato di quest'oggi tra ACI e Caritas che ciascun componente della presidenza diocesana dovrebbe aver già ricevuto ma che, per eccessivo zelo, alleghiamo in fondo al post.
In attesa di un coordinamento tra presidenze diocesane pugliesi e delegazione regionale, Vi chiediamo innanzitutto di diffondere tale comunicato ai vari responsabili parrocchiali e di raccogliere adesioni con particolari riferimenti al periodo di disponibilità.

Fraternamente in Cristo, Vi abbracciamo
CON GIOIA

Comunicato_ACI-Caritas.doc 

Carissimi Gggiovani di Puglia,
siamo contenti che il desiderio di sostegno ai fratelli colpiti dal sisma in abruzzo sia presente in tutti noi...di seguito un link con maggiori dettagli:


http://www.azionecattolica.it/net/notizie/2009/04/in-camm...

In attesa di ulteriori contatti e notizie utili,

Fraternamente in Cristo, Vi abbracciamo
CON GIOIA

domenica, 22 febbraio 2009

Commenti al Vangelo dei nostri assistenti

Ciao Gggiovani di Puglia!!!

Riportiamo di seguito uno stralcio della mail inviata qualche giorno fa dal nostro assistente giovani regionale agli assistenti giovani diocesani...

"Carissimi don,
un mega saluto ed un abbraccio!

Il Settore Giovani regionale, vuole proporre a Voi assistenti diocesani un’idea sbocciata durante la messa del mercoledì delle ceneri; non è originalissima, ma crediamo sia efficace per tenere alta la tensione del cuore dei nostri giovani...

Attraverso il nostro blog, vorremmo proporre ai giovani pugliesi una riflessione sul Vangelo della domenica curata appunto da Voi assistenti, cercando di raggiungere un duplice risultato:

1. lasciare che la Parola del Vangelo sia il percorso preferenziale per la vita spirituale dei giovani...
2. l’alternanza delle voci degli assistenti, vuole essere uno dei possibili segni a disposizione dei giovani di AC affinchè essi possano sperimentare la vicinanza dei “loro assistenti”: non un semplice modo di dire, ma un'esigenza d’amore!

Cari don,
Vi abbraccio e prego per ciascuno di Voi...
Con l’augurio che ognuno di noi possa essere un buon assistente, non perché ama o conosce l'AC ma perché è prete fino in fondo...allora cari don, semplicemente preti...”fino in cima"!

Con affetto e .....CON GIOIA
don Rocco Coppolella"                                                          
20 febbraio 2009


Le domeniche in questione sono 16 ed essendo la nostra regione composta da 19 diocesi....i conti non tornano.... per cui per questa volta alcuni assistenti saranno esonerati dal "gravoso impegno"; nella sezione "DOWNLOAD/DALLA DELEGAZIONE" (o cliccando qui di seguito calendario commenti al Vangelo A.D. 2009.xls) potete trovare il calendario con l'indicazione dell'assistente scelto.
 
La parola a don Rocco Coppolella (assistente regionale) per il commento al Vangelo della I domenica di Quaresima, 1° marzo 2009 (Mc 1,12-15):

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». 


deserto.jpg

Nel deserto!

non so voi, ma io mi sono sempre chiesto che cosa volesse dire andare nel deserto...
quale significato avesse l'espressione "in Quaresima dobbiamo fare esperienza di deserto!"
allora accade che se mi guardo intorno, di deserti non ne vedo, al massimo c'è qualche screen saver del computer con un deserto incantevole, ma non credo possiamo trovare alcun deserto...attorno a noi!
allora?
allora credo che il "deserto" nel quale dobbiamo addentrarci non è un luogo, ma una condizione spirituale!
Uno stato del cuore! Oggi molti giovani per tante ragioni vivono nelle metropoli dell'anima, affollati di illusioni, di emozioni a poco prezzo e di relazioni che inviece di liberare la vita la ingabbiano in compromessi a lungo termine...
invece, è arrivato il momento di fare deserto...come Gesù! E' giunto il momento di trovare quella condizione dell'anima per uscire da tutte le metropoli e da tutti i traffici del cuore...per scoprire l'essenziale che è visibile al cuore di ognuno di noi...è giunto il tempo in cui addentrarsi nel deserto del cuore per capire qual è la vera acqua che ci disseta!
è arrivato il momento per cogliere...quali siano le parole vere che ci danno fiducia!
Carissimi, Gesù è andato nel deserto per insegarci l'essenziale!
si perchè nel deserto non si può andare con i fronzoli...

Carissimi, forza lasciate le metropoli del vostro cuore e correte nel deserto...ritornate all'essenziale! Si, questo è il momento opportuno! 

 

...CON GIOIA, siamo alla II domenica di Quaresima, 08 marzo 2009; la parola a don Michele Bernardi (diocesi di Molfetta) per il commento al Vangelo (Mc 9,2-10):

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaiotrasfigurazione.jpg sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Siamo alla seconda tappa di questo nostro itinerario quaresimale che ci conduce alla Pasqua e il Vangelo parla di luce: una splendida luce che emana Gesù sul monte Tabor, dove il Maestro si trasfigura davanti agli occhi di Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre discepoli più intimi che Gesù chiama vicino a sé anche nell'Orto degli Ulivi. Allora vedranno un altro volto, vedranno per così dire la «sfigurazione» del loro Maestro: un Gesù in preda alla paura e all'angoscia di morte. Ma ora, perché possano reggere in quel momento di prova, Gesù rivela la sua gloria. Scrive Marco: «Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime... Ed apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù». Sul Tabor, nella trasfigurazione, Gesù appare come l’ultimo volto dell’uomo. Tutto converge su di lui, la storia, la Legge con Mosè; la profezia con il più grande dei profeti, Elia.
Un iconografo della scuola di Rublev ha raffigurato la scena della trasfigurazione. È un'icona tutta luce. La luce erompe dal Cristo e avvolge ogni cosa. Il monte stesso è bagnato di luce. Il Cristo in posizione centrale getta luce su tutto ciò che lo circonda.
Io non credo a una luce improvvisa e violenta, ma come a un progressivo intensificarsi della luce. Viene da pensare a quello che succede al momento del risveglio quando il sole del mattino filtra attraverso le palpebre ancora chiuse di colui che dorme.
A questo intensificarsi della luce gli occhi dei discepoli si aprirono e furono inondati da una visione che non avrebbero più dimenticato.
Doveva trattarsi di una luce pura, sfavillante, intensa eppure delicata: una luce pressoché irreale che scaturiva da una sorgente misteriosa.
A questo punto tutta l'oscurità viene cancellata. Non c'è più la croce, ma la gloria (non dimentichiamo che questo episodio, nel vangelo di Marco, è collocato subito dopo che Gesù parla ai suoi discepoli della morte verso cui sta andando incontro, e quindi della croce).
Non c'è più un corpo opaco, ma un corpo grondante di luce.
Non ci sono più occhi stanchi, ma occhi che contemplano avidamente.
Come descrivere la nostra esistenza alla luce del mistero che abbiamo contemplato?
Noi abbiamo spesso l'impressione che la vita sia tutta un attraversare un luogo oscuro: un luogo tutto opaco, pesante, incomprensibile. Ma in questo luogo oscuro a volte si accende una luce, per riprendere un'immagine di Pietro, come una lampada.
Succede, insomma, che in certi momenti di grazia, l'amore misteriosamente ci solleva e ci porta a fare della nostra vita un dono, al Padre e ai fratelli.

Questi momenti, seppure brevissimi, rimangono in noi come dolcissima, confortante memoria, e soprattutto come promessa. La memoria, in altre parole, si proietta sul futuro e tinge di luce anche i giorni oscuri a venire. Si cammina così, con un segreto custodito nel cuore, come Gesù, come i discepoli una volta discesi dal Tabor.
Lo aveva compreso molto bene il grande sant'Agostino, che nelle sue Confessioni esclama: «Noli foras ire (non uscire fuori di te)», e subito dopo: «Tardi ti ho amato. Bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Io ti cercavo fuori, mentre tu eri dentro di me». Difatti, grazie a questa esperienza di interiorizzazione, Agostino viene a contatto con la sua luce ulteriore, che è la luce di Dio che abita nei cuori di tutti.
La luce è scomparsa. La voce del Padre è lontana. Ma c'è uno spazio interiore abitato e illuminato dalla memoria e dalla promessa. Per questo segreto la nostra esistenza, anche nei momenti più difficili, è già virtualmente trasfigurata.
La chiave di lettura di tutto il racconto ce la dà tuttavia il Padre celeste quando dice: «Questi è il mio Figlio. Ascoltatelo!». Ascoltiamolo! Ascoltalo! È l'ascolto ciò che definisce il discepolo!
La parola di Dio si è fatta chiara nelle parole e nell'esistenza di questo Gesù incamminato verso la croce. Non è una parola che trasmette nozioni qualsiasi. Racconta invece chi è Dio, chi siamo noi, e qual è il senso della storia nella quale viviamo. Dunque una parola che indica ciò che dobbiamo fare, la regola da seguire.
Ascoltalo! E non solo sul Tabor. Ma anche quando ti chiede di scendere a valle e di seguirlo nel servizio ai fratelli, sulla via della croce.
La trasfigurazione - non dimentichiamolo mai - non è l'arte di apparire diversi da ciò che siamo. Di apparire ventenni quando si è quarantenni, di figurare secondo le regole dettate dall'ultima moda, dallo stilista di grido. È la bellezza della tua verità, di ciò che sei agli occhi di Dio.
Contemplando Cristo, oggi io posso dire che ciò che è avvenuto in lui avverrà anche in me.
E allora: buona trasfigurazione!

...CON GIOIA, siamo alla III domenica di Quaresima, 15 marzo 2009; la parola a don Luciano Chetta (diocesi di Brindisi-Ostuni) per il commento al Vangelo (Gv 2,13-25):

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».terza domenica di Quaresima.jpg
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

È davvero un insolito Gesù quello che ci viene presentato nel Vangelo di questa III Domenica di Quaresima.
Non è un Gesù dolce, mansueto, comprensivo, come siamo soliti vedere; ma un Gesù forte, deciso, determinato e addirittura arrabbiato contro coloro che si erano permessi di scambiare il luogo dell’incontro con Dio con un mercato dove vendere e fare soldi.
L’episodio è narrato dai quattro evangelisti: è questo un segno della sua importanza per tutta la comunità cristiana. I fatti riportati sono gli stessi, almeno nell’essenziale dell’episodio, Giovanni aggiunge l’insegnamento di Gesù sul tempio distrutto e ricostruito.
I quattro vangeli hanno un insegnamento comune: il culto antico è scaduto, ne è nato uno nuovo. Siamo nella sezione giovannea del ministero pubblico di Gesù, dopo l’episodio delle famose Nozze di Cana, dove Gesù opera il miracolo del cambiamento dell’acqua in vino. Si, perché Gesù è venuto per fare nuove tutte le cose, per dare novità alla nostra vita che a volte è monotona, che a volte diventa pesante per le tante cose da fare, sempre le stesse, che a volte è schiacciata dal peccato e dalle nostre fragilità. Gesù è venuto per dirci di vivere in Lui, nuovo tempio dove incontrare Dio, la sua misericordia e il suo perdono.
Quanto desiderio di Dio noi abbiamo sicuramente nel nostro cuore, desiderio, in fondo, di felicità vera che ci avvolge e ci stravolge, una felicità che ci permette di vivere bene la nostra esistenza. Chi può compiere questo miracolo? Solo Dio, Amore infinito, bontà senza fine.
In questo episodio Gesù intende non solo dirci che il tempio non può essere per nulla scambiato come luogo di mercato, luogo di scambio di merce, luogo di piazza: pensiamo alle nostre Chiese parrocchiali che talvolta vengono scambiate per piazze, dove ognuno urla, grida, parla ad alta voce senza nessun problema. La chiesa, il tempio è luogo di preghiera, di silenzio dove incontrare Dio; ecco perché Gesù vuole purificarlo da ogni impurità, da ogni cosa che lo contamina.
Ma la cosa straordinaria di questo vangelo e che Gesù si rivela come il nuovo tempio, in Lui noi facciamo esperienza di Dio, incontriamo l’Amore vero, facciamo esperienza della bellezza autentica di un cuore capace di amore verso tutti.
Accogliamo Gesù, nuovo tempio, preghiamo affinché ciascuno di noi possa diventare tempio vivo in mezzo ai propri coetanei, in famiglia, a scuola, nel lavoro, ovunque ci troviamo.
Auguro a tutti voi che la Quaresima possa essere tempo di grazia e di bontà per imparare ad amare come il Signore, per diventare tempio di Dio, per fare esperienza di Lui, nostra vita e nostra speranza.


...CON GIOIA, siamo alla IV domenica di Quaresima, 22 marzo 2009; la parola a don Cludio Barboni (diocesi di Cerignola) per il commento al Vangelo (Gv 2,14-21):

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, QuarB4.jpgperché chiunque crede in lui abbia
la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

In questa quarta domenica di Quaresima il Vangelo presenta uno dei personaggi più singolari tra quelli incontrati da Gesù, proprio negli ultimi giorni della sua vita terrena: Nicodemo.
L'itinerario spirituale di Nicodemo risulta lineare: partito nelle tenebre alla ricerca del Signore Gesù, ha avuto poi il coraggio di venire alla luce della fede e di compiere le opere del vero discepolo.
Nicodemo è quasi un simbolo dell'uomo inquieto e in ricerca e ha qualcosa da insegnare anche a noi.
Nel Vangelo abbiamo ascoltato una parte della lunga conversazione che Gesù ebbe con quel singolare personaggio, Nicodemo. Non era uno dei tanti, ma un pezzo grosso. Apparteneva alla setta dei Farisei, era uomo di cultura, diremmo oggi un intellettuale. Gesù stesso lo chiamò «maestro in Israele». Apparteneva al Sinedrio, oggi diremmo al Senato, un senatore insomma. Uno dei 71 senatori cui era affidato il governo del popolo ebraico.
Ebbene questo uomo di cultura, questo politico influente, ha in sé qualcosa che lo rende moderno: è uno spirito inquieto, in ricerca non di tangenti come capita a più d'uno dei senatori d'oggi, ma della verità.
Quel giorno compì un gesto simile al nostro, ogni volta che andiamo in chiesa per incontrarci con il Signore Gesù. Anche Nicodemo lo fece: andò in cerca del Signore, per parlargli, per cercare di capirlo. Come fariseo apparteneva allo schieramento dei nemici giurati di Gesù, che lo metteranno a morte. Ma lui era diverso. Era rimasto impressionato dai «segni» che Gesù operava, dai miracoli. E voleva rendersi conto di persona. Andò a trovarlo. Non di giorno, perché aveva paura di essere visto, di essere considerato un traditore. Di notte, nel cuore della notte.
E purtroppo anche in questo, se vogliamo si dimostra moderno.
Quanta gente anche oggi non ha il coraggio delle proprie idee, le tiene sotto naftalina, per rispetto umano. Soprattutto tiene nascosta la propria fede.
Dunque Nicodemo andò di notte dal Signore, gli parlò a lungo, e rimase segnato per sempre da quella conversazione.
Stando alla lunga relazione che ne ha fatto l'evangelista Giovanni, dapprima si trattò di un dialogo aperto, con domande e risposte; poi man mano Nicodemo si imbatteva in verità sconcertanti, che lo coglievano di sorpresa, e lo inducevano al silenzio per meditare. Così il colloquio a poco a poco diventò quasi un monologo del solo Gesù. E Nicodemo, maestro in Israele, si fece discepolo del Signore.
Che cosa si dissero? Il colloquio è raccontato ampiamente da Giovanni nel terzo capitolo del suo Vangelo: colloquio denso, interessante. Vale la pena - chi può farlo - di leggerlo a casa per intero. Il brano del Vangelo ascoltato questa quarta Domenica di Quaresima dice alcune verità che toccano il nocciolo della nostra fede.
1. Una prima verità, è drammatica. Dice Gesù parlando di sé: «Bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, perché chi crede in lui abbia la vita eterna». Dove sta il dramma? Nella parola innalzato. É un eufemismo nel linguaggio degli ebrei di allora, che significava appendere sulla croce e far morire della morte più ignominiosa. Era il supplizio riservato ai malfattori.
2. Seconda verità comunicata dal Signore: la morte in croce del Figlio di Dio, sarà il massimo segno dell'amore infinito che il Padre nutre per gli uomini. Dice Gesù: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito». Dare. Lo ha dato in balia degli uomini. Col bel risultato che sappiamo. Lo abbiamo messo in croce.
3. Terzo. Che cosa succede a chi non crede? Dio condanna? «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui». Insomma, Dio vuole salvare. Dio non condanna, se mai è l'uomo che si condanna da solo. E come? Noi ci condanniamo da soli rifiutando Dio.
4. Ecco qui, allora, questa quarta verità (se vogliamo continuare a contarle). Dice Gesù a Nicodemo: «Il giudizio (cioè la condanna) è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce».
Che strana scelta. Ci sono uomini che preferiscono il buio. E perché? Lo spiega Gesù a Nicodemo: «Gli uomini hanno preferito le tenebre, perché le loro opere erano malvagie». Insomma, il male si preferisce commetterlo al buio. La notte è il tempo dei ladri, degli assassini, dei farabutti.
5. Invece, soggiunge Gesù, «chi opera la verità viene alla luce». La luce di Dio: forse Gesù, con questa sua insistenza su tenebre e luce, voleva anche dare una tiratina d'orecchi proprio a Nicodemo, visitatore notturno.
Nicodemo aveva cercato Gesù non nella luce del giorno, ma col favore delle tenebre. Era come se Gesù volesse dirgli: e tu, quando ti decidi a venire fuori, quando ti metti a operare allo scoperto, nella piena luce del giorno?
6. Nicodemo, uomo navigato, dovette capire bene questa allusione. Perché mise poi a frutto l'insegnamento di Gesù. A suo tempo Nicodemo venne davvero allo scoperto. Prese coraggiosamente posizione in favore di Gesù. E lo fece ben due volte.
Una prima volta quando Gesù fu condotto davanti al Sinedrio, e lui, il senatore Nicodemo, dovette giudicarlo con gli altri 70 senatori. Tutti condannavano Gesù, ma Nicodemo fece quanto poté per salvarlo. Sollevò un'eccezione - come direbbero gli avvocati oggi - sulla validità del processo intentato a Gesù: fece notare che l'accusato veniva di fatto condannato senza essere stato ascoltato. E questo già allora era considerato un crimine contro la giustizia. Ma ormai tutti erano decisi a condannare Gesù, e le parole di Nicodemo caddero nel vuoto.
Una seconda volta Nicodemo si schierò con Gesù, e fu dopo la sua morte. Con Giuseppe d'Arimatea corse al suo sepolcro, per prendersi cura del corpo del Signore. Portava con sé profumi per la sua sepoltura.
Poi di Nicodemo non sappiamo altro, il Vangelo non ci parla più di lui. Ma resta il fatto che, partito dalle tenebre alla ricerca di Gesù, trovò in lui il coraggio di uscire allo scoperto e di operare nella luce.
A questo punto forse sentiamo nascerci dentro una domanda: e noi?
Abbiamo il coraggio di venire alla luce? «Chi è più buffo: il bambino che ha paura del buio, o l'adulto che ha paura dalle luce?».
Be', ognuno di noi può rispondere per sè.
TUTTO E TUO DONO, o Dio nostro Padre.

 ...CON GIOIA, siamo alla V domenica di Quaresima, 29 marzo 2009; la parola a don Francesco Santomauro (diocesi di Andria) per il commento al Vangelo (Gv 12,20-33):

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».chicco di grano V quare09.jpg
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Il passo del vangelo di oggi è molto significativo per il nostro cammino quaresimale.
Gesù è salito a Gerusalemme per la festa della Pasqua. Ci sono pure alcuni greci che vanno da Filippo e gli dicono: "Vogliamo vedere Gesù, vogliamo conoscerlo!". E' una domanda che anche noi dovremmo sempre porci. infatti abbiamo sempre bisogno di accostare Gesù, di conoscerlo di nuovo quasi come se non l'avessimo mai visto prima, perchè non si finisce mai di conoscere il Signore. Ogni giorno dovremmo sentirci sorgere dentro più vivo questo desiderio: VEDERE GESU'.
E chi ci condurrà a Lui, chi ce lo indicherà, chi ce lo farà vedere?
Proprio questo desiderio ci spinge ad ascoltare la SUA PAROLA, a cercarlo nella Sacra Scrittura (dove è annunciato e preparato), nel Vangelo, nella Chiesa, nei fratelli, negli avvenimenti, nel nostro cuore...
Gesù stesso, nel brano odierno, ci indica 4 "luoghi" dove è possibile vederlo: l'ORA della Croce-Glorificazione, l'ora dell'offerta totale e gratuita; la FECONDITA' del SEME, che solo se muore a sè stesso cresce e feconda; il SERVIZIO libero e gioioso come misura di una vera sequela; l'UNITA' che nasce dall'essere attirati dal Crocifisso, fratelli e figli nell'unico Figlio.
Gesù ci ricorda, in sintesi, che nessuno vive veramente se non accetta di penetrare nel mistero del grano che muore, mistero che fu, prima di tutto, vissuto da Lui: il terreno in cui morire è quello dell'AMORE!
Allora, cari amici, saremo un chicco di grano, lontani dal clamore e dal rumore, caduti nel silenzio, seminati giorno per giorno, senza smania di visibilità e di grandezza, nella terra buona delle nostre famiglie e comunità, nella terra arida del nostro lavoro e studio, nella terra amara dei giorni segnati dalle lacrime. Ognuno di noi non ha cose importanti da dare, ma Lui prende questo quasi niente e lo salva...ne ricava molto frutto.
Anche se in anticipo, ma già ne sentiamo il profumo, buona Pasqua!

...CON GIOIA, siamo alla domenica delle Palme, 05 aprile 2009; la parola a don Antonio Andriulo (diocesi di Oria) per il commento al Vangelo (Mc 11, 1-10):

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un pulGiotto-Palme.jpgedro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».

“…Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore…”. È bello vedere che il vangelo di questa domenica si apre con questa nota particolare: una donna con un profumo prezioso! Una donna di cui sappiamo poco, sicuramente aveva ascoltato Gesù mentre annunciava il Regno; non gli sarà mancato di meravigliarsi dinanzi al perdono dato da Gesù a chi desiderava rimettere in piedi la propria vita…
Quante volte anche noi abbiam sentito di Lui, ci siamo abbandonati al suo perdono… ed ora il Vangelo, la sua Pasqua ci chiede di desiderare di incontrarlo, di riscoprire un Amore che, non dimentichiamocelo, è pazzo!
Che sia forse giunto il tempo di dare la risposta alla domanda “E voi chi dite che io sia?”… O vogliamo ancora farlo attendere? Abbiamo compreso che la nostra risposta non è data dal sentito dire, dalle cose imparate a memoria o lette chissà in quale guida associativa… non è data dal resoconto delle mille e mille iniziative che siamo stati capaci di fare… ma la nostra risposta sarà autentica solo se sapremo continuare il cammino con Lui… noi abbiamo bi-sogno di Cristo, abbiamo bi-sogno di Vangelo! Cristo non è un sogno per noi, ma un bi-sogno! Lui non è una favola magari a lieto fine, o una eterna telenovela. Vorrei potergli dire ogni giorno: Signore senza di te la mia vita non fiorirebbe mai! E se mi ripeterà chi sono io per te? Io come Pietro gli dirò che mi schiererò per Lui, glielo dirò con insistenza… e se mi capiterà di sentire il gallo cantare cercherò il suo sguardo, mi abbandonerò ai suoi occhi che proprio perché sanno amare, sanno anche perdonare e rimettere in piedi!
E con la donna che si presenta con un profumo prezioso così anche io mi presenterò con le mie preziosità, con ciò che rende profumata la mia vita… e gliene farò dono perché non sono discepolo per le “cose che faccio”, per le “regole” che rispetto, ma per ciò che amo, per ciò che scelgo… per quanto sono capace di portare la croce! Sarò discepolo non misurando la mia agenda, i miei programmi, le mie scadenze, ma contemplando finalmente ciò che lui fa per me!
E voi chi dite che io sia? La mia risposta sarà seguirlo!
Perché io gli appartengo anche se a volte sono un giuda, anche se spesso mi schiero dalla parte della folla… Io gli appartengo anche se abbocco sempre come un pesce lesso a chi mi vende falsi successi e a chi mi promette trenta denari. Io gli appartengo!
Lo seguirò… e per lui sprecherò il mio profumo!

...CON GIOIA, siamo giunti alla Pasqua di Risurrezione, 12 aprile 2009; la parola a don Vito Piccinonna (diocesi di Bari-Bitonto nonchè assistente giovani nazionale) per il commento al Vangelo (Gv 20, 1-9):

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. pasqua di risurrezione 09.jpg
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 
“Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due..” (Gv. 20,3)

Un nodo alla gola teneva uniti Pietro e Giovanni nella loro corsa al sepolcro; loro, prima di noi, hanno avuto bisogno di non rimanere nelle loro convinzioni, nelle loro certezze…di morte.
Avevano sentito tante volte la promessa di Gesù: “… dopo tre giorni risorgerò” ma non Lo vedevano ancora e poi quella grossa pietra tombale sembrava sigillare nel vuoto anche le parole più sacrosante. Perciò vale la pena correre, magari insieme, e non importa chi arriva prima (anche se è pur vero che è sempre l’amore ad arrivare per prima…) e lo stupore cede il posto al calcolo, l’inedito al sospetto, la speranza alla disperazione; il duello Vita-morte ha avuto termine: per sempre la Vita ha ingoiato la morte. I segni sono a disposizione, per chi li sa leggere. Alleluia! Il Padre finalmente ha risposto al grido del Figlio in croce, quel grido che pareva avesse fermato la storia per sempre in quel benedetto venerdi santo. La luce è più forte buio, la gioia può straripare nel cuore di tutta la creazione. E’ veramente Risorto; sì, più forte della morte è solo l’Amore.
Quando la corsa della mia vita sembra più quella di un fuggiasco che quella di un pellegrino, Signore, aumenta il desiderio di Te perché solo da Te proviene la certezza che, al termine della notte non c’è la notte ma il Giorno senza tramonto.

...CON GIOIA, siamo giunti alla II domenica di Pasqua, 19 aprile 2009; la parola a don Salvatore Miscio (diocesi di Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo) per il commento al Vangelo (Gv 20, 19-31):

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui noPasqB2-w2.jpgn perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede!
Nel piano di Dio, in ordine di importanza, subito dopo la Resurrezione del Figlio, c’è la fede e la testimonianza dei suoi discepoli. Tutte le meraviglie da lui compiute, tutta la gloria manifestata nell’amore vissuto fino alla fine, vengono consegnate nelle mani paurose, dubbiose degli uomini. Gesù affida la salvezza e l’opera della redenzione a noi, uomini di ogni tempo, sapendo di mostrare al mondo la sua Grandezza nella debolezza dei segni. Beato chi è capace di leggerli con la fede. La nostra fede è il perno dei sogni di Dio. Le paure, le incertezze ci appartengono, ma la fiducia di Dio ci spinge oltre! Ci rende capaci di vivere con un cuor solo e un’anima sola, mettendo in comune i beni. Lì dove tutti vedono morte, sconfitta e disperazione, lo Spirito del Risorto fa scorgere i segni della rinascita. Ha solo bisogno di cuori pronti ad accoglierlo. La nostra preghiera in questi giorni sia anche per tutti i coinvolti nella tragedia dell’Abruzzo. Possano scorgere, tra le macerie, i segni della speranza.

...CON GIOIA, siamo alla III domenica di Pasqua, 26 aprile 2009; riportiamo il brano del Vangelo (Lc 24,35-48):

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». ScoPasqB3-w.jpgnvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

 

...CON GIOIA, siamo giunti alla IV domenica di Pasqua, 03 maggio 2009; la parola a don Antonio Perrone (diocesi di Nardò, Gallipoli) per il commento al Vangelo (Gv 10, 11-18):

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugPasqB4-w - ilbuonpastore.jpgge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Come rispondere al nostro Dio che ci interpella con questa parola se non dicendogli il nostro grazie. Grazie perché ci ha donato la sua bellezza, egli è il pastore bello, vero, autentico, buono che non ci abbandona dinanzi al pericolo ma ci rende destinatari di un dono che non ha paragoni: la sua vita. Non si è stancato di ripeterlo in questi pochi versetti: io offro la vita per le pecore; non ha avuto esitazione nel farlo, quando deposte le vesti, lavò i piedi ai suoi discepoli, inchiodato sulla croce ha donato la sua vita per noi. Il dono è tale quando nessuno lo richiede, quando è spontaneo, quando è esercizio di libertà, una libertà che vede nell’altro il termine ultimo delle mie azioni, la porta che rende il mio cuore simile al cuore di Colui che mi ha amato per primo. Gesù ci ha conquistati donandosi, non ci ha legati a sè, si è offerto lui a noi, non ha speculato sulla nostra vita, semplicemente non ha risparmiato la sua. Perché? Questo è l’interrogativo più disarmante che possiamo porci, dinanzi al quale crollano le nostre sicurezze e scopriamo che almeno per Lui noi siamo importanti, noi siamo preziosi, tutti, nessuno escluso. La mia vita cambia nel momento in cui so che qualcuno mi ama e si prende cura di me, si aggiunge una speranza, quella di non deludere le sue attese, quella che non saranno vane le mie. Egli non fugge come il mercenario davanti al lupo abbandonandoci per salvare la sua vita, ma la offre per noi perché gli apparteniamo. Non evita il pericolo per conservarsi, lo affronta per conservarci. Questo ci affascina, questo ci conquista, che Dio si dona, non pretende i nostri doni ma che sappiamo accogliere il suo, per essere allo stesso tempo un solo gregge e un solo pastore. Si, non possiamo tenerlo per noi questo dono, offuscheremmo la sua bellezza, non possiamo nasconderlo nella nostra vita, come una lampada accesa non possiamo tenerla sotto un recipiente ma deve essere messa su un candeliere perché illumini tutti. Si, noi siamo gregge, ma dobbiamo vestirci da pastore per conquistare altri che non sono del nostro ovile, la nostra bellezza è la bontà di Dio in noi che si manifesta nel dono. Non possiamo restare insensibili all’altro, alla sua storia, ai suoi drammi, alla sua gioia, alla sua speranza, per lui io sono pastore, gli offro quel che ho e quel che sono, perché Dio si prende cura di lui; con lui sono l’unico gregge, corpo amato di Cristo. Quale bellezza salverà il mondo? L’amore donato perché l’Amore che si dona ha già salvato la mia vita..

 

...CON GIOIA, siamo alla V domenica di Pasqua, 10 maggio 2009; riportiamo il brano del Vangelo (Gv 15,1-8):

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che5PasquaB.jpg in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

 

...CON GIOIA, siamo alla VI domenica di Pasqua, 17 maggio 2009; la parola a don Francesco La Notte (diocesi di Trani, Barletta, Bisceglie e Nazareth) per il commento al Vangelo (Gv 15,9-17):

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandaVIpasqua anno b.jpgmenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Anche se siamo come siamo!!!

“Poi Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone»” At 10,26.
Queste parole di Luca, nel brano degli Atti degli Apostoli, hanno una portata travolgente. Pietro afferma con convinzione, parlando a delle persone che non hanno conosciuto Gesù direttamente, che per incontrare il Signore non c’è bisogno di raccomandazione speciale o di sponsor di alta qualità. Dio, infatti, non fa preferenza di persone. Ma allora è anche lecito chiedersi come mai Dio mette in atto questo comportamento. Perché Dio agisce così? Chi è questo Dio?
È l’apostolo Giovanni a darci una risposta concreta e convincente. Dio è amore e lo si capisce perché solo l’amore è in grado di consegnare tra le mani degli uomini ciò che di più importante si può avere, un figlio.
Ma come funziona questo amore? Che caratteristiche ha? L’amore non è egoista e non si trattiene mai. l’amore esplode, scoppia, colpisce tutti indistintamente. In poche parole? L’amore si dona, così come Gesù ha fatto con i suoi. Egli ha donato loro il suo tempo, le sue energie, le sue parole, grandi esempi, il suo Corpo e il Suo sangue nell’Ultima cena prima e sulla Croce dopo. Gesù ama donando la sua vita. Se Pietro può dire con certezza che Dio  non fa preferenze è perché ha vissuto con Gesù e ha imparato ad amare.
Dio ama. Gesù lo ha mostrato. Gli apostoli lo hanno imparato e lo consegnano agli altri. E lungo il corso del tempo tutto ciò giunge tra le nostre mani, nelle nostre vite. Ed è proprio per questo che possiamo alzare gli occhi al cielo, respirare a pieni polmoni e dire: Dio ama anche me, perché Lui è l’Amore e non fa preferenze di persone. Anche se siamo come siamo!

 

...CON GIOIA, siamo alla sollenità dell'Ascenzione del Signore, domenica 24 maggio 2009; riportiamo il brano del  Vangelo (Mc 16,15-20):ascensione gesù.jpg

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


...CON GIOIA, siamo alla sollenità della Pentecoste, domenica 31 maggio 2009; riportiamo il brano del Vangelo (Gv 15,26-27; 16,12-15):pentecoste.jpg

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

 


...CON GIOIA, siamo alla sollenità della Santissima Trinità, domenica 07 giugno 2009; riportiamo il brano del Vangelo (Mt 28,16-20):trinita_Guercino.jpg

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 


...CON GIOIA, siamo alla sollenità del Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Domini), domenica 14 giugno 2009; la parola a don Angelo Pede (diocesi di Otranto) per il commento al Vangelo (Mc 14,12-16.22-26):

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». CORPUS DOMINI.jpg
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


L’ultima cena si innesta su uno scenario ideale: quello dell’alleanza al Sinai. L’incontro tra Dio e Mosè  sul monte, descritto nel capitolo 24 dell’Esodo, ci racconta con tutta la sua ritualità un evento grandioso e solenne. Mosè asperge con il sangue animale l’altare sacrificale e il popolo di Israele. Si stanno così celebrando le nozze tra Dio e l’uomo. Questo rapporto vitale viene rappresentato dal sangue sacrificale che unisce l’altare, che dice la presenza di Dio, e il popolo come unica comunità spirituale. “È il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi!” dirà Mosè. Questo patto di sangue consacrerà un legame forte tra il Signore e il popolo di Israele. Un legame che nessuno potrà mai sciogliere, una relazione fatta di intimità e di amore. Nell’ultima cena Gesù rimanderà proprio a questo significativo evento di grazia.
Nella cena ebraica il capo famiglia spezza il pane azzimo e lo offre ai commensali in segno di comunione e di benedizione. Gesù, seguendo il medesimo rito, ne consegna un inedito e sorprendente significato. Le sue parole “Prendete, questo è il mio corpo”  che nel contesto semitico significanoQuesto sono io”, ci lasciano intravedere un legame profondo che inaugura con i commensali, un legame di comunione indissolubile, facendo entrare essi stessi nella sua stessa vita, nella sua morte e nella sua gloria.
Il rito giudaico prevede, accanto alla consumazione del pane azzimo e dell’agnello pasquale, il dissetarsi con il calice colmo di vino. Gesù traccia un nuovo significato a questo rituale quello del suo “ringraziamento” (in greco «eucaristia») con queste parole “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti”. Il vino della pasqua è ora il sangue di Cristo con cui Dio crea una piena alleanza con l’uomo. È un “sangue versato per molti” di una persona sacrificata per la salvezza di tutti gli uomini.
Un ultimo messaggio che Gesù consegna ai suoi discepoli dopo la sua ultima cena è che berrà il calice del vino nuovo nel regno di Dio. È il banchetto della perfezione celeste cantato da Isaia durante il quale si “eliminerà la morte per sempre e il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto” (Is 25,8; Ap 21,4).
La cena eucaristica, che la comunità celebra ogni domenica e in particolare durante la festività del Corpo e Sangue del Signore, sta ad indicare la profonda intimità di Dio con il suo popolo e allo stesso tempo l’attesa della sua venuta gloriosa, in cui il buio del peccato e della disperazione sarà cancellato definitivamente dalla gloria della Sua presenza.

 

 

domenica, 01 febbraio 2009

Progetto Fuori Sede a Torino

Carissimi amici,
nei prossimi numeri di "Segno", periodico dell' Azione Cattolica Italiana, ci sarà uno speciale sul "Progetto Fuori Sede" che il centro nazionale sta portando avanti ormai da diversi anni.
A partire dal mese di marzo le diverse Diocesi dove il progetto è già avviato faranno il punto della situazione descrivendo la loro esperienza.
La prima diocesi ad essere invitata è stata l'Arcidiocesi di Torino dove non solo io ma molti dei nostri ragazzi si trovano per motivo di studio. Ho preparato quindi un articolo che potrete leggere sul numero di marzo dove racconto l'esperienza che stiamo facendo qui a Torino. Non lo faccio assolutamente per "vana" gloria ma perché quelle pagine scritte di getto, siano di stimolo per ognuno affinché il progetto assuma sempre di più i connotati di un movimento a livello nazionale che, coinvolgendo le componenti studentesche degli studenti pendolari e fuori sede, sappia dare risposte autentiche e sincere a questo fenomeno di portata ormai nazionale. Chiedo a quanti operano nelle associazioni di tenere presente e diffondere questo messaggio perché gli studenti che raggiungono Torino possano avere in questo nascente gruppo un concreto punto di riferimento. Accetterò di buongrado qualsiasi critica, commento o suggerimento utile a migliorare il servizio reso.
Abbracciandovi tutti quanti e sperando di rivedervi presto, Vi saluto di cuore

Marco Troisi
troisimarco@gmail.com
Via Tunisi 131
10034 Torino